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Sintesi.
     
Fra  i  secoli diciassettesimo e diciottesimo gli stati europei videro
aumentare  a  dismisura  le spese necessarie  alla  loro  politica  di
potenza.  Dal  momento che le imposizioni fiscali, dalle  quali  erano
peraltro esclusi i ceti privilegiati, gi gravavano pesantemente sulle
popolazioni,  essi  cercarono di accrescere la  propria  ricchezza  in
altro  modo,  controllando  le  risorse  del  commercio  mondiale   ed
incentivando  le  attivit  economiche nazionali  a  danno  dei  paesi
concorrenti.   Da   una   tale  politica   di   accentuato   carattere
protezionista,   in  seguito  definita  "mercantilismo",   scaturirono
numerosi  attriti  fra  le  pi  importanti  potenze  navali  (Spagna,
Portogallo, Olanda, Francia ed Inghilterra), che si sovrapposero  alle
guerre   dinastiche.  Intanto  l'attivit  mercantile,   della   quale
l'Inghilterra  stava  diventando la prima forza  mondiale,  si  andava
evolvendo  tecnicamente ed ampliando in quantit e numero di prodotti.
(Paragrafo 1).
Davanti  all'espansione europea, i grandi imperi asiatici cominciarono
a   mostrare   segni  di  cedimento.  Quello  turco,  mentre   perdeva
compattezza  al  suo  interno  senza sapersi  rinnovare,  cominci  ad
arretrare  davanti  all'offensiva di  potenze  quali  l'Austria  e  la
Russia.  In  India  l'impero islamico dei  Moghul,  che  aveva  saputo
unificare   il   paese   fin   dal   Cinquecento,   stava   lentamente
disgregandosi,  permettendo  ad  inglesi  e  francesi  di   insinuarsi
abilmente nelle lotte fra sultanati.
La  Cina, un immenso impero passato dal dominio della dinastia Ming  a
quella  dei  Manci,  resisteva alla pressione europea,  scacciando  i
missionari  e  consentendo ai mercanti stranieri di effettuare  scambi
commerciali solo a bordo delle loro navi.
In   maniera   ancora  pi  radicale,  il  Giappone,  mentre   passava
dall'anarchia  feudale  al  dispotismo, si chiudeva  quasi  del  tutto
all'influenza  straniera, e sarebbe restato in una tale condizione  di
isolamento fino alla seconda met dell'Ottocento. (Paragrafo 2).
Il  continente americano era invece alla merc degli invasori europei.
Spagnoli e portoghesi controllavano gran parte dell'America centrale e
meridionale,  sfruttandone le risorse minerarie  e  realizzando  vaste
piantagioni  di  canna  da  zucchero, tabacco  e  caff.  Quest'ultime
prosperavano  grazie al lavoro degli schiavi, del cui rifornimento  si
occupavano  in  regime  di  monopolio gli  inglesi.  Un  tentativo  di
integrare   gradualmente  gli  indios  al  lavoro  ed  alla  religione
cattolica in comunit agricolo-artigianali autonome,

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strappandoli  alla schiavit, fu avviato dai gesuiti  agli  inizi  del
Seicento,  ma  dopo poco pi di 150 anni venne stroncato  dal  governo
portoghese.
L'America  settentrionale era stata oggetto di esplorazione,  fin  dal
secolo  sedicesimo,  da  parte di navigatori  inviati  da  Francia  ed
Inghilterra.  Con  il  Seicento  una  costante  emigrazione   inglese,
alimentata  soprattutto  da puritani, si era indirizzata  sulle  coste
atlantiche;  i  francesi  invece, in numero nettamente  inferiore,  si
erano   installati  prima  in  Canada,  poi  anche   all'interno   del
continente, in un immenso territorio chiamato Louisiana.
Gli  indigeni,  comunemente noti come "pellerossa", suddivisi  in  una
miriade  di  trib  di lingue e culture diverse, dovettero  subire  la
progressiva invasione coloniale, venendo coinvolti anche nelle  guerre
anglo-francesi. (Paragrafo 3).
L'espansionismo  europeo provoc una sempre maggiore  circolazione  di
uomini,  animali  e merci, sconvolgendo radicalmente, soprattutto  nel
continente americano, equilibri millenari. In Europa arrivarono  nuovi
generi  alimentari, come il mais e la patata, che  si  imposero  nelle
mense  dei  poveri, e prodotti come il tabacco, il t, il caff  e  il
cacao, che si affermarono sulle tavole dei ricchi. In America, insieme
ai  virus che falcidiarono drammaticamente le popolazioni indios,  gli
europei  introdussero  milioni di schiavi africani,  che  modificarono
l'originaria  struttura  etnica  del  Nuovo  Mondo.  Anche   l'aspetto
ecologico  venne profondamente alterato dall'immissione di  moltissime
specie  di animali, fra i quali il cavallo, e la diffusione  di  vaste
piantagioni di caff, cacao e tabacco.
A  partire  dal  secolo diciottesimo, i grandi viaggi  oceanici,  come
quelli  dell'inglese James Cook, si arricchirono anche di connotazioni
culturali e scientifiche. Contemporaneamente l'amore per l'avventura e
per  la  conoscenza,  radicatosi profondamente in  Inghilterra,  forn
materia e ispirazione a famose opere letterarie, quali Robinson Crusoe
di  Daniel  Defoe e I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift. (Paragrafo
4).
